Bassa autostima.

Introduzione

Fare esperienza nella vita è importante. Imparare direttamente sulla nostra pelle è fondamentale. Il vero apprendimento passa attraverso l’esperienza diretta. Per aumentare una bassa autostima bisogna fare nuove esperienze che poco alla volta modificano il giudizio che abbiamo di noi stessi. In questo articolo voglio spiegarvi come la buona autostima si costruisce poco alla volta concedendosi di fare esperienze, provare, sbagliare, capire cosa dobbiamo modificare e ripetere.

Autostima e esperienze

Cosa si intende per autostima? Mi riferisco al livello di fiducia, apprezzamento, stima, soddisfazione che sentiamo per noi stessi. Una buona autostima non consiste nel sentirsi infallibili o onnipotenti, ma avere una realistica visione di se stessi fatta di pregi e difetti e avvertire una buona fiducia nella possibilità di raggiungere gli obbiettivi che abbiamo in mente. Questa fiducia non nasce in noi spontaneamente ma si costruisce nel tempo facendo esperienza diretta che siamo in grado di affrontare e risolvere le piccole e grandi difficoltà della vita.

Fare o pensare?

Quando facciamo qualcosa concretamente, non solo riflettendo o pensandoci, i ricordi si fissano in maniera più forte nella nostra memoria. Se poi la stessa esperienza o comportamento la ripetiamo più volte essa si fissa così in profondità nella nostra memoria inconscia da diventare automatica. La stima di noi stessi si basa proprio sul vedere concretamente che possiamo riuscire a fare ciò che abbiamo in mente, a realizzare i nostri obiettivi, partendo da cose semplici. Questo percorso inizia da bambini; i genitori devono quindi sostenere ed accompagnare i figli ma devono anche lasciarli liberi di fare esperienze e fare i propri errori! Ecco perché chiudere i figli in una campana di vetro è sbagliato!!

Ovviamente anche pensare e riflettere è importante, soprattutto quando abbiamo cercato di fare qualcosa ma abbiamo commesso degli errori; è importante in questo caso prendersi del tempo per pensare ai motivi per cui abbiamo sbagliato e elaborare nuove strategie. Tuttavia a volte il pensare troppo diventa una difesa per non affrontare la paura di agire e di sbagliare! Ricordiamoci sempre che tutti commettiamo errori! E’ attraverso gli errori che si impara.

Le esperienze emotive correttive

Per capire meglio il concetto che oggi voglio passarvi provo a fare un esempio. Immaginiamo di voler giocare a tennis per la prima volta; non avendo mai preso lezioni da un maestro iniziamo ad impugnare la racchetta in un modo tecnicamente sbagliato. Così continueremo ad usare quell’impugnatura per molte volte, magari mesi o anni, facendola diventare per noi naturale, automatica. Prima o poi potremmo accorgerci dell’errore, magari perché ci duole il polso o perché qualcuno ci fa notare che con quell’impugnatura non ottimizziamo i colpi. Quindi a questo punto dovremo prima osservare e riflettere su come modificare questa abitudine sbagliata e poi ripetere tante e tante volte i nuovi movimenti fino a farli diventare un’abitudine. Questo fatto richiede tempo ed energie anche perché il nostro cervello è “abitudinario”, non gli piace cambiare perché il cambiamento richiede sforzo e energie.

Questo principio vale per tutti gli aspetti della vita. Se ad esempio ho accumulato delusioni e fallimenti nella vita relazionale, mi aspetterò che anche il prossimo rapporto sarà una delusione! Anche in questo caso dovrò accorgermi di come io stesso contribuisca a questi fallimenti, mettendo in atto dei comportamenti di cui spesso non si è neanche coscienti. Potrei ad esempio accorgermi che scelgo sempre lo stesso tipo di partner, con gli stessi tipi di caratteristiche psicologiche e atteggiamenti! Avrò quindi tutta una serie di rapporti “fotocopia”, ripetendo sempre lo stesso copione; Sigmund Freud chiamava questo meccanismo inconscio “coazione a ripetere”.

Quindi per prima cosa dovrò diventare consapevole dei miei “meccanismi” e automatismi mentali riflettendo, poi dovrò provare a sperimentare nuovi tipi di partner e comportamenti. A questo punto se tutto funziona inizierò ad accumulare nuove esperienze emotive e affettive più soddisfacenti. Queste nuove esperienze è come se “correggessero” le esperienze precedenti e vengono definite esperienze emotive correttive ( F. Alexander, 1946).

Bassa autostima: migliorarla richiede tempo.

Ti apparirà ora chiaro perché crescere e cambiare è un processo lungo; bisogna infatti collezionare un numero significativo di nuove esperienze positive che rinforzino le nuove abitudini e si sostituiscano alle vecchie.

Ecco perché quando stiamo cercando di migliorarci in qualcosa, di crescere, di cambiare dobbiamo avere pazienza con noi stessi; non basta una sola volta per cambiare un atteggiamento o un comportamento, ma dobbiamo ripetere più volte la stessa esperienza perché diventi inconscia e automatica.

Concediamoci quindi la possibilità di sbagliare, perché sbagliare è normale ed è solo attraverso gli errori che possiamo imparare.

Conclusioni

Migliorare la stima comporta necessariamente cambiare qualcosa, nel modo in cui pensiamo a noi e nelle emozioni e sentimenti che proviamo prima di tutto verso noi stessi.

Per farlo dobbiamo metterci in gioco, provare, sperimentare, fare errori, valutare cosa funziona e cosa no, e poco alla volta collezionare nuove esperienze che si sostituiscano a quelle vecchie. Tutto ciò richiede tempo e impegno ma la soddisfazione finale è impagabile!

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Vuoi sapere in cosa consiste la psicoterapia?

Leggi l’articolo che trovi in questo link: https://www.musicaeterapia.it/psicoterapeuta-psicoterapia-torino/

Ansia come gestirla

Ansia… come gestirla? In questo video continuo a parlarvi di come fare a gestire l’ansia, in particolare l’ansia inappropriata, Molti si chiedono: ansia come combatterla? Ma è proprio vero che bisogna combattere l’ansia? Può infatti capitare a tutti di avvertire un’ ansia perenne che ci accompagna durante tutta la giornata o un’ansia senza motivo…

Ansia paura e panico

Nel primo video di questa serie che trovate sul mio canale youtube https://www.youtube.com/user/mikyjazz100 ho distinto tra ansia, paura e panico: spesso infatti vengono usati come sinonimi, ma non è in realtà così… son infatti tre stati della mente e del corpo differenti ma collegati. Per approfondire ecco il link di un mio precedente articolo: https://www.musicaeterapia.it/2018/12/22/psicologo-torino-ansia-rimedi-parte-1/

Abbiamo visto che la paura è una delle 6 emozioni di base e quindi come tale non è patologica, ma una risorsa fondamentale che ci ha donato la natura per proteggerci dai pericoli e sopravvivere. La paura “sana” nasce infatti da un pericolo reale esterno o interno a noi, tipo una macchina che ci sta venendo addosso mentre attraversiamo una strada oppure un forte mal di stomaco che avvertiamo dopo aver mangiato qualcosa di avariato.

L’ansia è invece una risposta psicofisica più vaga, complessa e aspecifica rispetto alla paura. Infatti l’ansia prevede la presenza di pensieri di pensieri anticipatori rispetto al futuro spesso negativi e catastrofici; se questi pensieri diventano preponderanti si parla di ansia anticipatoria.

Ansia e stress sono componenti presenti nella vita di ognuno di noi; non dobbiamo quindi pensare di eliminare l’ansia ma di gestirla poiché se impariamo a capire il significato e i sintomi può diventare un’ occasione di crescita e di cambiamento.

L’ansia infatti ci spinge ad agire: immaginiamo di avere appena saputo che a lavoro stanno per licenziare alcuni dipendenti per un taglio al personale; questa notizia ci farà provare un’ansia reattiva che ci metterà in moto per trovare delle soluzioni: potremo aggiornare il nostro curriculum o iniziare un corso di formazione o andare a parlare con il nostro capo etc…

Se però prendono il sopravvento i pensieri catastrofici ecco che potremmo trovarci nella situazione di un’ansia continua e forte che potrebbe trasformarsi in un’ansia cronica!

Vi spiego di seguito due tecniche che possiamo utilizzare in questi casi. Potrebbero sembrare degli esercizi contro l’ansia, ma in realtà sono solo delle strategie per imparare a gestirla meglio, proprio perché non è nostra nemica di per sé!

Ansia cosa fare: respiriamo correttamente

Quando siamo in ansia tendiamo a respirare con la parte apicale dei polmoni facendo respiri corti e aumentando il numero dei cicli respiratori; questa modalità però ci fa incanalare troppo ossigeno e in fretta e contribuisce ad aumentare l’ansia. Questo tipo di respirazione corta e intensa ci arriva dall’evoluzione: infatti gli animali respirano in questo modo quando si preparano a correre per scappare o attaccare.

Quindi quando ci accorgiamo di respirare in questo modo possiamo sederci comodamente su di una sedia con la schiena dritta; prendiamo l’aria dal naso e buttiamola fuori dalla bocca lentamente ( guarda il video) e senza forzare. E’ necessario inspirare per circa tre secondi e buttare fuori l’aria lentamente dalla bocca per circa 6 o 7 secondi. Facciamo almeno 8 respiri così da seduti.

Ansia cosa fare: mettiamo in discussione i pensieri catastrofici

Come ho spiegato all’inizio di questo articolo alla base dell’ansia cronica, generalizzata e “inappropriata” ci sono i pensieri automatici catastrofici. Un famoso psicologo americano Albert Ellis ci ha insegnato che per ridurre l’ansia è utile mettere in discussione tutti quei pensieri catastrofici e ipergeneralizzati che si creano in noi durante i momenti di ansia e stress e che contribuiscono sia a crearla che a mantenerla.

Nel primo video di questa serie ho spiegato come sia importante mettere per iscritto questi pensieri automatici, scrivendoli amano su di un foglio. Fatto questo è importante rileggerli e vedere come sono accumunati dal tentativo di rifiutare qualcosa o dal volere che qualcosa assolutamente accada.

Leggendo bene si vedrà che è possibile facilmente aggiungere il verbo “deve” sia nella forma affermativa che negativa; ecco alcuni esempi: “non devo assolutamente sbagliare”, “non devo assolutamente perdere il lavoro, sarebbe una catastrofe”, “non mi deve trattare male”, “tutti mi devono portare rispetto”, “devo terminare questo lavoro al più presto” etc…. tutti questi “devo”, “deve” o ” non devo”, “non deve” descrivono quindi un pensiero rigido, schematico, ipergeneralista. Ecco che allora dobbiamo provare a mettere in discussione questi pensieri e chiederci : “ma perché devo per forza….”, oppure ” perché lui o lei devono per forza…”, “per quale ragione logica e scientifica le cose devono andare come io vorrei?”..

Perché devo per forza no sbagliare mai? Sarà una catastrofe se succede? Perché devono trattarmi sempre tutti bene? E’ una catastrofe se qualche volta non succederà? Morirò per questo?…

Provate a mettere in discussione i vostri pensieri automatici in questo modo.

Conclusioni

Ansia come gestirla? L’ansia non è di per sé patologica, ma può essere utile per segnalarci che qualcosa della nostra realtà è cambiata o sta cambiando. Solo quando diventa eccessiva, inappropriata rischia di trasformarsi in ansia cronica e generalizzata. Riprendere una corretta respirazione e imparare a gestire e contestare i pensieri automatici catastrofici ci può aiutare.

Questi sono solo alcuni utili consigli che però non possono sostituire un percorso di psicoterapia.

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Musicoterapia recettiva: come agisce sul benessere psicologico.

Nel mio lavoro di psicologo utilizzo spesso la musicoterapia recettiva sia in maniera individuale che gruppale poiché tramite essa è possibile aggirare le resistenze psicologiche (prettamente dovute alla razionalità ed al bisogno di controllo) e mettere in moto la creatività, alleata indispensabile per risolvere i piccoli o grandi conflitti che ognuno di noi ha. Infatti è difficile accedere a livelli più profondi della psiche che sfuggono alla consapevolezza cosciente; spesso ci difendiamo da parti di noi stessi che non vogliamo conoscere per paura o perché ci giudichiamo severamente. La musicoterapia recettiva ci può aiutare a superare le resistenze della razionalità e conoscerci meglio!

La musicoterapia essendo una tecnica prettamente non verbale riesce ad aggirare le barriere della razionalità e le nostre difese per farci accedere a ciò che è più profondo e autentico in noi; lo psicoanalista C.G. Jung definiva ciò le nostre parti “ombra”. Se in questa ricerca siamo condotti da un’ esperto di cui ci fidiamo perché riteniamo un bravo psicologo e compagno di viaggio, allora riusciremo a superare le nostre paure e a scoprire parti di noi anche apparentemente non belle (come egoismo, narcisismo ecc..) ma che possiamo trasformare in potenti alleati per fare del bene a noi e al mondo che ci circonda.

La Musicoterapia Recettiva

Nonostante esistano molti tipi e tecniche di musicoterapia è fondamentalmente possibile individuarne due tipologie: la musicoterapia attiva (che utilizza strumenti musicali che non richiedono una preparazione musicale specifica) e la musicoterapia recettiva, oggetto di questo articolo.

La musicoterapia recettiva consiste essenzialmente nell’ascolto di musica (pre-registrata o suonata in diretta dal conduttore) in forma individuale o gruppale. In questo caso la musica agisce su di noi in due modi: 1) oggettivamente: attraverso l’effetto che la musica ha sul corpo e il cervello; 2) soggettivamente: l’ascolto musicale produce immagini e vissuti emotivi diversi per ciascuno di noi.

Studi sugli effetti della musica recettiva

A partire dalla metà del 1900 sono stati sempre più studiati gli effetti dell’ascolto musicale sul cervello e sul corpo, grazie soprattutto allo sviluppo di tecnologie come la T.A.C. o la P.E.T. Questi studi coinvolgono quindi direttamente la musicoterapia recettiva. E’ stato così ampiamente dimostrato che la musica è in grado di produrre emozioni e stimolare funzioni del Sistema Nervoso Centrale. Alcuni ricercatori hanno cercato di capire se diversi tipi di musica inducessero lo stesso tipo di effetti sulle persone. Nel 2009 B.L. Copland e B. Don Franks pubblicarono uno studio sulla musicoterapia recettiva dove emerse una correlazione tra l’ascolto di musica lenta, di basso volume e facile ascolto con la diminuzione della frequenza cardiaca e la ridotta percezione dello sforzo durante un esercizio fisico; hanno inoltre rilevato una correlazione tra l’ascolto di musica ad alta intensità (volume) e ritmicamente veloce con l’aumento della frequenza cardiaca.
In un’altro studio del 2009 si è trovata una correlazione significativa (P=0.05) tra l’ascolto di estratti di musica classica caratterizzati da un crescendo di intensità, con l’aumento del ritmo respiratorio e cardiaco, quindi registrando un’attivazione del Sistema Nervoso Autonomo; si è inoltre osservato come l’ascolto di brani uniformi produca una vasodilatazione e riduzione della pressione sanguigna. In effetti ciascuno di noi quando ha voglia di rilassarsi sceglie di solito musiche lente, con note lunghe e con un volume medio basso. Mentre se vuole “caricarsi” in media sceglierà una musica incalzante e a volume più alto. La musicoterapia recettiva può essere quindi un valido strumento per ridurre l’ansia (https://www.musicaeterapia.it/2018/12/22/psicologo-torino-ansia-rimedi-parte-1/)

Effetti transculturali

Ma questi effetti valgono al di là della cultura di appartenenza? Alcuni ricercatori hanno cercato di rispondere a questa domanda. Nel 2009 è stato pubblicato uno studio su 41 soggetti, 21 appartenenti alla cultura Mafa (popolazione nativa africana) e 20 cittadini statunitensi. Lo studio ha dimostrato che nonostante le differenze culturali entrambi i gruppi riconoscevano ed attribuivano ai brani ascoltati (che appartenevano al genere della western music) le stesse tre emozioni base: felicità, tristezza, paura.

Effetto soggettivo dell’ascolto musicale

Ogni brano musicale suscita emozioni ed immagini che possono essere diverse per ciascuno di noi. Ciò è strettamente connesso alle nostre esperienze di vita e memorie inconsce. Immaginiamo ad esempio di ascoltare un brano musicale con diversi strumenti a percussione che di solito suscitano immagini di gruppo (come rituali o feste) associate a sensazioni di piacere e divertimento; se però la persona che ascolta ha difficoltà psicologiche e relazionali nello stare in gruppo (per diverse ragioni soggettive) potrà patire l’ascolto e verbalizzare immagini dove ad esempio il gruppo non compare. In questo caso quindi la musicoterapia recettiva può essere utilizzata dallo psicologo per aiutare il soggetto a scoprire le parti di se stesso rimosse dalla coscienza e quindi diventare consapevole delle proprie modalità relazionali, cercando così di integrarle con altre più funzionali.

Riassunto

La musicoterapia recettiva utilizza l’ascolto musicale come strumento di intervento sia individuale che gruppale. La ricerca ci dice che esistono dei parametri sonoro musicali che tendono a suscitare in media un vissuto simile nell’essere umano al di là della cultura di appartenenza. Esiste però una risposta individuale che dipende dalle esperienze e dalla storia del singolo individuo. Utilizzare la musicoterapia recettiva all’interno di un percorso psicologico può essere d’aiuto a conoscere meglio se stessi e il proprio modo di stare nelle relazioni potendo così intervenire per modificare gli aspetti disfunzionali.

Per un approfondimento sulla musicoterapia clicca qui: https://musicaeterapia.it/musicoterapia/

Bibliografia

Zatorre R.J., Belin P., Penhume V.B., 2002; Fritz T., Jentschke S., Gosselin N., Sammier D., Peretz L, Turner R., Friederici A.D., Koelsch S., 2009.

Copland B.L., B. Don Frank, 1991; Bernardi L., Porta C., Casucci G., Balsamo R., Bernardi N., Fogari R., Sleight P., 2009.

L. Bernardi, C. Porta, G. Casucci, R. Balsamo, N. Bernardi, R. Fogari, P. Sleight, 2009.

Fritz T.,  Jentschke S.,  Gosselin N.,  Sammier D., Peretz I.,  Turner R., Friederici A.D., Koelsch S., Universal Recognition of Three Basic Emotion in Music, Current Biology 19, April 14, 2009, (573-576);

Cattich N., Saglio G., L’oltre e l’altro. Arte come terapia, Priuli & Verlucca editori, Borgaro T.se (To), 2009;

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Musicoterapia e bullismo.

Musicoterapia e bullismo

Alcuni giorni fa mi è stato chiesto se è possibile utilizzare la musicoterapia come intervento preventivo o curativo nel bullismo.

Cause del bullismo

Il bullismo ha diverse cause ed origini ed infondo ogni caso è specifico. Per costruire un intervento in una classe scolastica è necessario capire quali sono stati i fattori scatenanti che hanno contribuito a creare questa dinamica relazionale patologica. Quindi un intervento serio in questo ambito è sempre “caso-specifico”.

Tuttavia tra le varie cause alla base ne esiste una di natura psicologica che spesso emerge in queste situazioni; il bullo infatti vede la vittima come qualcuno di diverso, sbagliato, “antipatico”; può essere per il colore della pelle, per un’estrazione sociale diversa o per caratteristiche psicofisiche della vittima come timidezza, goffaggine, introversione, ansia etc..

Quindi c’è “qualcosa” nella vittima che è intollerabile, inaccettabile per il bullo.

Se ci pensiamo bene anche a noi adulti a volte capita di provare una forte antipatia o rifiuto verso qualcuno senza neanche conoscerlo bene; ma quando ci soffermiamo a riflettere ci rendiamo conto che magari questa persona ha delle caratteristiche che in noi stessi non riusciamo ad accettare, che non ci piacciono e che quindi guardandole nell’altro ci creano antipatia. Alla base di questo vissuto c’è un meccanismo di difesa psicologico che si chiama proiezione: guardiamo e giudichiamo nell’altro ciò che in noi ci fa “male” vedere.

La stessa cosa quindi può succedere nel bullo: vede nella vittima degli aspetti che per lui sono intollerabili creandogli un senso di pericolo ed insicurezza e quindi come tali deve allontanarli da sè; ecco perchè ha bisogno di schiacciare l’altro, di sottometterlo.

Tutto ciò quindi paradossalmente lo aiuta a sentirsi più forte e sicuro.

Come intervenire.

Quindi tutti gli interventi che cercando di avvicinare il bullo e la vittima, di creare una relazione, farli conoscere sono utili in senso preventivo e curativo.

Infatti con la musicoterapia un intervento basato sulla collaborazione in gruppo per raggiungere uno scopo, come creare una canzone o sonorizzare una favola inventata, sono utili a questo scopo.

E’ importante che ogni intervento di musicoterapia lavori anche sul riconoscimento delle propri emozioni e quelle dei compagni; sviluppando quindi l’empatia che è la vera “medicina” per disinnescare la dinamica del bullismo.

Solo quindi attraverso una conoscenza reciproca, avvicinando le due parti in conflitto si potrà sviluppare una “simpatia” che consiste nel riconoscere parti di se stessi negli altri. Per approfondire il tema della musicoterapia leggi qui: https://musicaeterapia.it/musicoterapia/

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Musicoterapia Mindfulness Intelligenza Emotiva: seminario gratuito 7 maggio

Come psicologo sono sempre interessato a scoprire e sperimentare metodi e tecniche che possano favorore il benessere dei miei pazienti, soprattutto per ridurre lo stress e diffondere un modo di pensare e vivere sempre più orientato nel presente. Sono infatti sempre più convinto che se esiste un modo per sentirsi felici nella vita è quello di essere consapevoli delle proprie emozioni, saperle gestire e non fissarsi su di esse: insomma essere “nel flusso”, imparare a lasciar andare. Ma ciò é realmente possibile solo dopo aver sviluppato un adeguato livello di consapevolezza su di sé sulle proprie resistenze e dinamiche psicologiche che a volte inconsapevolmente mettiamo in atto auto-boicottandoci.

Seminario GRATUITO sul metodo M.M.I.E. (Mindfulness Musicoterapia Intelligenza Emotiva), 7 maggio dalle ore 21 alle 23.

Durante il seminario io e la dott.ssa Marina Annunziata (Psicologa esperta in Mindfulness e Intelligenza Emotiva) spiegheremo come l’integrazione tra le tre tecniche di Intelligenza emotiva, Musicoterapia e Mindfulness possa portare a concreti benefici nella riduzione dello stress, nel riconoscimento delle proprie e altrui emozioni, nella capacità di portare attenzione i n modo intenzionale, aperto e non giudicante al momento presente, sviluppando così una forma di intelligenza pratica che permette di prendere maggior consapevolezza delle proprie forze e risorse interne.

Sarà un seminario interattivo con un massimo di 12 iscritti, é necessario prenotare il proprio posto.

Dove: Studio Psicologico di Via Sostegno 4 Torino.

Quando: martedì 7 maggio dalle ore 21 alle 23.

Per iscriversi:
Dott. Michele Verrastro
tel: 3332176670
email: michele.verrastro@gmail.com

Dott.ssa Marina Annunziata
tel: 3347759253
email: mary.nereide@gmail.com

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