Psicologo torino per ansia, attacchi di panico, autostima, depressione, difficoltà relazionali. Supporto psicologico e psicoterapia in studio e online su Skype e WhatsApp.
La rabbia è una delle sei emozioni di base, insieme alla tristezza, la gioia, il disgusto, la sorpresa e la paura. E’ quindi un’emozione geneticamente determinata ed è presente in tutti noi già dalla nascita.
Come tutte le emozioni primarie, la rabbia non è quindi né giusta né sbagliata ma è una preziosa risorsa che la natura ci ha donato. E’ nostro compito quindi imparare a gestire la rabbia al meglio poiché in realtà può essere molto utile.
Se per diverse ragioni tendiamo ad accumularla dovremmo trovare dei modi per sfogarla, ovviamente dei modi sani che ci permettano di non danneggiare noi stessi e le relazioni sociali, lavorative ed affettive a cui teniamo.
Uno strumento utile ed efficace per scaricare la rabbia è lo sport. Qualsiasi sport è utile a questo scopo, l’importante è che sia un’attività per noi piacevole…… almeno un pò!
Molte ricerche scientifiche hanno ampiamente dimostrato come l’attività sportiva favorisce la produzione di endorfina nel cervello; questa sostanza naturale migliora il tono dell’umore e favorisce il benessere psicofisico generale.
Praticare sport regolarmente è anche utile per ridurre la tendenza al rimuginio mentale che è quella forma di pensiero ripetitivo, ossessivo e statico che favorisce la produzione e l’accumulo della rabbia.
Se tutto ciò non dovesse bastare è ovviamente importante rivolgersi ad uno psicologopsicoterapeuta che aiuti a capire l’origine della propria rabbia e risolvere in profondità le ragioni che l’hanno prodotta.
Questo brano è ormai entrato nella storia della musica rock; trasmette attivazione ed energia. Lo uso di frequente nel mio lavoro di musicoterapeuta a Torino , sia negli interventi individuali che gruppali. A molti richiama l’idea della libe
rtà e come emozione a molti suscita rabbia: si tratta però di una rabbia costruttiva e non distruttiva, creatrice e capace di facilitare il cambiamento. Infatti anche l’ascolto musicale può essere uno strumento molto utile per imparare a gestire le emozioni e in questo caso specifico per gestire la rabbia, prendendo consapevolezza di come essa possa essere un’energia creatrice se bene utilizzata, poiché ci permette di introdurre cambiamenti e novità nella nostra vita.
In questo video riprendo a parlare della gestione della rabbia e della stretta relazione con la rigidità come tratto caratteriale. Per alcune persone è molto difficile cambiare il proprio punto di vista o anche solo modificarlo un po’ poiché vivono questo fatto come un tradimento verso se stessi, una perdita di una parte della propria identità. Ciascuno di noi guarda la realtà attraverso dei filtri che in psicologia vengono chiamati schemi, spesso inconsci; più sono rigidi più tenderemo ad accumulare frustrazione che si ripercuoteranno necessariamente sulla sfera lavorativa e relazionale.
La creatività ed il piacere possono aiutarci a trovare un potente antidoto contro l’accumulo della frustrazione aiutandoci così a migliorare la qualità della nostra vita.
Ho realizzato questo video pensando a tutti coloro che tendono a reprimere la rabbia, generando così ruminazione mentale e somatizzazioni come cefalea e mal di stomaco.
La rabbia è una delle 6 emozioni fondamentali (rabbia, disgusto, sorpresa, gioia, paura, tristezza) e come tale non può essere eliminata, anche perché é utile in realtà! É però importante imparare a gestire la rabbia.
La rabbia è una delle emozioni primarie. É utile come tutte le altre emozioni. L’importante è imparare a gestire la rabbia. L ‘arte, la musica, il teatro e la danza possono aiutarci a trasformarla in energia da distruttiva a creativa.
Per chi si occupa di musicoterapia, vi propongo un brano musicale adatto per favorire un lavoro di riattivazione, rianimazione e incoraggiamento alla relazione.
Il brano in questione è il Mattino di E.Grieg, ecco il link:
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Chiunque si occupi della crescita dei bambini, che siano genitori, educatori, psicologi, insegnati di discipline varie sa che non è per nulla facile trovare il modo di fornire i giusti stimoli, offrire sostegno nei momenti di difficoltà della crescita, cercare di aiutarli a diventare individui sani e realizzati. Osservando la nostra società vediamo tutti i giorni che non è facile crescere dei bambini; abbiamo poco tempo e ci sono tanti stimoli diversi da cui a volte è difficile capire quanto sia bene proteggerli e quanto invece incoraggiarli a sperimentare. Le notizie che sentiamo attraverso i telegiornali spesso ci trasmettono paura rispetto al mondo e ci inducono a temere come sia facile incontrare persone in grado di fare del male a chi invece vogliamo proteggere e confortare. Ma che cosa fare allora? Meglio chiudere i nostri piccoli in gabbie dorate e iperproteggerli? Beh come potrete intuire della domanda secondo me la risposta è no. La risposta è no sopratutto per il bene dei nostri piccoli.
Se parliamo di crescita dei bambini non si può non riflettere sulla principale figura di attaccamento che ci condizionerà per tutta la vita: la madre.
Molto spesso nella mia pratica clinica osservo madri che sono troppo “legate” ai propri figli; capita infatti che a causa di insoddisfazioni personali, professionali ed affettive , tante madri riversano completamente le loro attenzioni sui figli, cercando di ottenere da questo rapporto autostima e di colmare il senso di vuoto esistenziale. La cosa peggiore è quando ciò avviene in modo del tutto inconsapevole; capita spesso di sentire frasi come “….mio figlio/a è molto attaccato a me….per ogni cosa che deve fare chiede la mia presenza…” ; in questi casi quindi il problema viene “spostato” sul bambino che avrebbe una “predisposizione naturale” un “carattere” che lo porta ad aver paura di tutto e a chiedere continuamente l’attenzione materna. Ma chiunque per professione si occupa di osservare il comportamento infantile sa che le cose non stanno proprio così: certo esiste un minimo di predisposizione temperamentale (diciamo genetica) in ciascuno di noi che ci rende più o meno facile l’esplorazione dell’ambiente, ma sta al genitore il compito di incoraggiare il bambino a diventare poco alla volta autonomo e sicuro di sè. Ovviamente il genitore non è “colpevole” di questa tendenza all’ iper-protezione perché spesso a sua volta è un individuo ansioso che è stato educato così o che lo è diventato per alcuni eventi della vita e quindi per questo va aiutato e non colpevolizzato.
Ogni madre infatti dovrebbe aiutare i propri figli ad estendere la propria affettività ed attenzioni al mondo esterno e non solo legare il bambino a sè (Adler, 1931). E’ importante che la madre insegni ai propri figli a cooperare, a sviluppare l’attenzione per gli altri, quello che lo psicoanalista A. Adler chiamò il sentimento sociale. Una madre che si occupa anche del suo mondo relazionale, lavorativo, affettivo con dei pari sarà una madre più soddisfatta e di buon senso ed aiuterà i suoi piccoli a sviluppare la capacità di cooperare con gli altri e non li vizierà. I figli diventano viziati quando sono abituati ad avere il mondo intero che si muove in funzione dei loro bisogni; questo fatto li rende incapaci di sviluppare l’empatia verso i bisogni degli altri e gli renderà molto difficile inserirsi correttamente nella società perchè ogni volta che arriverà un “no” ai dei loro bisogni si sentiranno traditi dal mondo ed arrabbiati con esso. Bambini cresciti in questo modo saranno molto probabilmente degli adulti infelici, soli ed incapaci di cooperare.
E’ importante che ogni madre, dopo che è riuscita a costruire un legame affettivo con il figlio/a riesca a spingerlo verso il padre, limitando il più possibile il vissuto di possesso o gelosia. Dopo di che è importante aiutare il bambino a volgere il suo interesse verso altri coetanei: cuginetti, amici di scuola, coetanei. Quindi il compito di ogni madre è difficile perchè deve essere sia il primo e fondamentale essere degno di fiducia per il figlio ma nello stesso tempo incoraggiarlo ad estendere la sua fiducia verso il mondo esterno. Se non riuscirà a fare questo il bambino cercherà sempre il sostegno della madre e tenderà a respingere con paura gli altri, diventerà quindi un bambino viziato nel senso di cercare in tutti i modi di avere focalizzata su di sé l’attenzione della madre. Spesso, ad esempio, la paura del buio è in realtà una scusa per attirare l’attenzione della madre e trovare il modo per averla vicino a sé; soffrirà ogni volta che viene separato dalla madre, avrà difficoltà a giocare con altri coetanei se questo comporta allontanarsi dalla madre, diventando il “cocco di mamma” sempre debole ed incapace di difendersi oppure avrà scoppi d’ira quando le cose non vanno come lui/lei vorrebbe. Dobbiamo essere coscienti che i bambini diventano molto bravi a capire come far sentire in colpa i genitori per poter così avere un controllo su di loro ed averli a disposizione ogni volta che lo desiderano.
E i padri? Qual’è il loro compito?
Sintetizzando possiamo dire che il ruolo paterno è soprattutto quello di cooperare; il padre deve accettare la centralità del ruolo materno almeno nei primi periodi della vita e aiutarla a incoraggiare il bambino ad aprirsi al mondo. Il rapporto paterno rappresenta il primo rapporto “sociale” del bambino ed è fondamentale per superare la “fusione” con la madre, necessaria all’inizio ma assolutamente da superare.
La coppia genitoriale rappresenta anche il primo esempio di collaborazione per il bambino; è qui che il bambino può osservare la capacità adulta di mettere da parte i propri bisogni per il bene dell’altro e della coppia, il benessere comune al di sopra di quello individuale, ovviamente tutto ciò con equilibrio e buon senso.
E’ importante che le famiglie non siano lasciate sole in tutto questo. Infatti la spinta verso l’autonomia e la cooperazione crea bambini sereni che diverranno adulti felici e capaci di contribuire al benessere della società. Di certo la scuola deve sempre più occuparsi di queste tematiche e non tanto puntare a distribuire nozioni e informazioni ai nostri bambini.
Anche le Arti Terapie possono dare un forte contributo. In particolare la #musicoterapia attiva con l’utilizzo di strumenti musicali che stimolano la libera espressione e l’applicazione di essa in gruppo può funzionare proprio come facilitatore verso l’autonomia e la condivisione in gruppo di un’esperienza piacevole; provare strumenti musicali differenti che non richiedono una preparazione musicale ma possono essere suonati spontaneamente incoraggia il bambino e sperimentarsi con suoni diversi in un’atmosfera di libertà e creatività , cercando di trovare i suoni da lui preferiti che rispondono così anche al suo stile e caratteristiche. Suonare in gruppo con la facilitazione del conduttore permette di sviluppare le abilità sociali, rispettare l’espressione e i tempi di ciascuno e quindi insegna a sacrificare parte del proprio spazio per il bene del gruppo godendo così del piacere e benefici dati dalla condivisione.
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avete mai pensato a come può essere partecipare ad un laboratorio di Musicoterapia a Torino? Siete mai stati curiosi di provarne uno?
A Gennaio partirà un gruppo di musicoterapia attiva da me condotto per affrontare tematiche come ansia e autostima. Cosa intendo per musicoterapia attiva?
La Musicoterapia attiva utilizza strumenti musicali che non richiedono una preparazione musicale per essere suonati, come metallofoni, xilofoni, sonagli, percussioni varie etc.. sono tutti strumenti che possono essere suonati in maniera istintiva e spontanea, senza seguire spartiti o indicazioni precise nell’esecuzione, ma favorendo la libera esplorazione musicale, la creatività e la spontaneità del momento. Infatti ogni situazione e ogni gruppo è diverso, poiché è fatto da persone e soggettività diverse che esprimono emozioni diverse. Infondo pensiamo per un attimo noi stessi…ci sentiamo uguali ogni giorno?
Siamo in continuo cambiamento!! Ma nella società in cui viviamo la nostra libera espressione, nel rispetto certo dell’Altro, non sempre è consentita o agevolata. Siamo spesso costretti a recitare un copione che non sempre sentiamo nostro e autentico.
Ma la Musicoterapia, come le diverse Terapie Espressive ( arteterapia, teatroterapia, danzaterapia ecc..) aiuta a rimettere in moto la creatività, a guardarci allo specchio offerto dall’Altro nella relazione e così a conoscere meglio noi stessi, nei punti di forza e nei punti di fragilità, aspetti che ci rendono unici ed irripetibili.
E’ proprio conoscendo ed accettando la nostra soggettività che possiamo realmente imparare ad utilizzarla al meglio, cercando nuove strade e possibilità nella vita. Sperimentare tutto questo in gruppo ha un effetto molto potente! Il gruppo diventa un modo per condividere le nostre emozioni ed imparare a riconoscerle e gestirle al meglio.
Insomma se siete curiosi di provare tutto ciò, scrivetemi o chiamatemi per avere ulteriori informazioni.
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L’utilizzo della Musicoterapia in gravidanza è ormai ampiamente diffusa e la sua efficacia è ampiamente documentata. Il fatto che il feto sia in grado di percepire all’interno del grembo materno stimoli acustici provenienti dall’ambiente interno ed esterno alla madre è una conoscenza molto antica.
Questo fatto è ormai confermato dalla ricerca scientifica ( G.Manarolo, N. Borghesi, 1998).
Musicoterapia e gravidanza: primi studi.
I primi studi sulle relazioni tra stimoli sonori ed attività del feto risalgono agli inizi del 1900 (Porzionato, 1980). Nel 1924 uno studioso tedesco, A. Peiper, riuscì a produrre delle risposte motorie in un feto di quaranta settimane stimolandolo con dei suoni.
L’arrivo di tecniche di indagine e di osservazione più evolute come le ecografie fetali hanno permesso un significativo avanzamento in questo campo di studi. Infatti è ora possibile studiare la vita fetale, il suo sviluppo, le attività motorie e la percezione uditiva/sonora nella vita intrauterina.
Il feto percepisce i suoni
Le analisi sui movimenti fetali hanno concluso che stimoli ambientali materni (battito cardiaco, flusso del sangue, voce materna, rumori dell’apparato digerente) ed extramaterni possono indurre nel feto movimenti reattivi e modificazioni importanti nel ritmo e nel battito cardiaco (G.Manarolo, N. Borghesi, 1998). Dal quinto mese di gravidanza il bambino riesce a sentire suoni che si diffondono nel corpo della madre.
Musicoterapia in gravidanza
Queste considerazioni fanno emergere chiaramente la possibile relazione tra musicoterapia e fetologia.
La Musicoterapia in gravidanza utilizza una serie di attività che sono finalizzate a stimolare il piccolo e favorire la comunicazione tra madre e bambino. Infatti come si è detto la musica è il canale privilegiato per questa comunicazione durante l’attesa.
Infatti le attività sonoro-musicali permettono di preparare una relazione affettiva equilibrata e serena e di stimolare lo sviluppo strutturale e funzionale del sistema nervoso del feto. E’ stato dimostrato che suoni interni all’ambiente uterino stimolano l’accrescimento delle vie sensoriali acustiche e del sistema nervoso (Auditore, 1998).
Musicoterapia in gravidanza: un aiuto anche per le mamme.
Le attività musico-terapeutiche aiutano però anche la madre. In particolare il canto aiuta la gestante a migliorare il respiro ed a farle scoprire il piacere di cantare per il bebè. Inoltre il canto svolge una funzione auto-analgesica, poiché stimola la produzione di endorfine che attenuano la percezione del dolore (Benassi, 1998).
L’utilizzo della voce, nelle diverse gamme espressive attraverso il canto, permette di insegnare alla madre ad utilizzare la voce per trasmettere stati affettivi complessi e regolarizzare il ritmo respiratorio. L’apprendimento e la creazione di ninna nanne e filastrocche da cantare al bambino fa sì che il padre e la madre siano aiutati a scoprire un proprio mondo sonoro da comunicare al bambino (Auditore, 1998).
I genitori e l’ansia prima del parto
L’utilizzo più recettivo della musica, attraverso l’ascolto, rilassa e distende la coppia di genitori riducendo l’ansia e, attraverso l’immaginazione guidata, aiuta a creare immagini positive e piacevoli. Queste immagini, stimolate da musiche lente e dolci, verranno richiamate alla mente durante le fasi del travaglio ed aiuteranno la partoriente tra una contrazione e l’altra a distrarsi e recuperare le forze, agevolando il riposo prima di una nuova spinta.
Il travaglio
Alcuni studi hanno evidenziato una significativa riduzione dei tempi del travaglio e della richiesta di analgesici in seguito all’ utilizzo della musica in sala parto e all’ uso della Musicoterapia in gravidanza (Allison, 1995).
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