Il senso di colpa, che senso ha?

Tutti prima o poi lo abbiamo sperimentato….arriva nei momenti più inaspettati, magari in quelli più piacevoli, proprio quando stiamo bene o ci succede qualcosa di positivo. Ma perché? Siamo forse masochisti?

La buona notizia è che possiamo liberarcene!

Naturalmente esiste anche un senso di colpa sano, forse sarebbe meglio chiamarlo senso di responsabilità o di giustizia legato sia alle regole morali che abbiamo appreso dal contesto sociale (famiglia, scuola, amici, ecc..) che all’etica  personale (cioè il senso del giusto o sbagliato che è insito in noi, frutto di riflessioni personali e chissà forse in parte innato).  Quando sento di aver intenzionalmente fatto del male a qualcuno, di aver tradito la fiducia delle persone che amo, di non aver rispettato delle regole in cui credo, ecco che allora sentirsi in difetto e responsabili è corretto perché ci permette di prendere coscienza dei nostri comportamenti, delle conseguenze che hanno e di imparare così a correggere il nostro comportamento per la prossima volta; infatti tutti sbagliamo e non è una colpa!!

Il vero senso di colpa infatti è un’altra cosa. Se ci torturiamo per cose su cui non abbiamo una responsabilità diretta, oppure non riusciamo a lasciar andare il ricordo di errori del passato che ci perseguitano nel presente, continuando a rivivere quei momenti, allora si parla di senso di colpa patologico.

infatti in questo caso può indicare una nostra tendenza inconscia a cercare di avere un controllo eccessivo di noi stessi e della realtà e una ricerca “onnipotente” di allontanare da noi emozioni, fatti,  nostre “parti” che non ci piacciono che non vogliamo accogliere ed accettare. Intendiamoci: accettare è molto diverso da rassegnarsi; infatti nel primo caso ci sentiamo più leggeri e saggi di prima, mentre nel secondo caso il senso di pesantezza rimane.

Se guardiamo alla storia e alla nostra società il senso di colpa è sempre strato uno strumento molto potente per manipolarci; è uno strumento sia dalle religioni sia dalle istituzioni di potere per controllare e limitare la libertà di pensiero e d’azione delle persone. Infondo quanto male ha fatto il “buonismo” alla nostra società?

I manipolatori cercano di indurre il senso di colpa poiché l’emozione spiacevole associata ci rende arrendevoli e così diventa più facile approfittarsi di noi.

Insomma liberarsi dal senso di colpa inutile significa diventare più liberi, più responsabili di  se stessi, in pratica più adulti.

Lo vogliamo veramente? Vogliamo veramente cogliere le opportunità che ci offre la vita e prenderci carico delle nostre scelte ed azioni?

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oppure scrivimi: michele.verrastro@gmail.com

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Gestire la rabbia

rabbia

Introduzione

La rabbia è un’emozione sbagliata? Possiamo imparare a gestire efficacemente la rabbia?

E’ una delle sei emozioni base (insieme al disgusto, gioia, tristezza, paura, sorpresa) e come tale è stata selezionata dalla natura come strumento utile per la sopravvivenza: se è a rischio la nostra sopravvivenza fisica o psichica questa emozione ci permette di utilizzare le nostre energie fisiche e psichiche per difenderci.

La rabbia: quando non è ben gestita

Il problema sorge quando (a causa di un mix di esperienze passate, educazione, significati psicologici che diamo alle esperienze etc..) la utilizziamo in una maniera non funzionale che alla lunga danneggia noi stessi e i rapporti professionali e personali.

E’ possibile gestire la rabbia?

Si, è possibile attraverso un lavoro personale che include due fasi:

1) accorgerci che ci stiamo arrabbiando: ciò implica la non negazione o l’allontanamento di questa emozione ma, al contrario, un suo riconoscimento ed uno sforzo di accettazione.
Quindi se ci rendiamo conto che la nostra reazione emotiva di rabbia è sproporzionata rispetto all’entità dello stimolo allora è necessario lavoraci per imparare a gestirla.
2) individuare gli schemi mentali che si attivano quando ci troviamo in una situazione che ci genera rabbia.
Infatti ciascuno di noi interpreta gli accadimenti esterni in maniera spesso radicalmente diversa e lo fa attraverso una serie di filtri, credenze, anticipazioni, che guidano poi le nostre azioni.

Riconoscendo e analizzando questi schemi è possibile imparare a gestirli in maniera diversa e poco alla volta integrarli con visioni della realtà più funzionali.

Perché è importante imparare a gestire la rabbia

La rabbia incontrollata danneggia tanto se stessi quanto i nostri rapporti con gli altri, e quando un suo accumulo si trasforma in risentimento può dare origine a somatizzazioni di vario tipo.
Riuscire a gestire meglio la rabbia ci permette quindi di avere una vita più serena, lontana da aspettative irrealistiche e capace di orientarci verso la nostra piena realizzazione personale.

Conclusioni

La rabbia è una delle sei emozioni base che la natura ci ha dato per riuscire a sopravvivere ed evolverci. E’ un’energia fondamentale perché, se ben canalizzata ci aiuta nei momenti difficili della nostra vita dove è necessario realizzare dei cambiamenti.

Se però non è ben gestita diventa un’energia distruttiva poiché può distruggere legami affettivi per noi importanti.

Ho realizzato una serie di brevi video sulla rabbia, ecco il primo: https://www.youtube.com/watch?v=_CRBv2VWEmo&t=17s

L’Assertività: il giusto mezzo

Si sente spesso parlare di assertività…ma in cosa consiste?

Il comportamento assertivo lo possiamo rappresentare come un punto centrale in un segmento, con ad un estremo il comportamento passivo ed all’altro il comportamento aggressivo. Possiamo dire che il comportamento assertivo sia il giusto mezzo!

Chi agisce passivamente mette da parte le proprie esigenze e i propri diritti, subisce le situazioni senza reagire, si assume le responsabilità che non gli competono, non afferma le proprie idee.

Il comportamento aggressivo è tipico di chi tende ad affermare se stesso con arroganza e prepotenza senza prendere in considerazione le opinioni e le esigenze altrui.

assertività

A quale dei due stili ti senti più vicino?

Lo spirito che invece caratterizza il comportamento assertivo è caratterizzato dalla convinzione nelle proprie opinioni e dalla mancanza di remore nell’esprimerle. Chi si comporta in maniera assertiva si assume la completa responsabilità di quel che fa e di quel che dice. Considera importanti le proprie esigenze, diritti, bisogni, e desideri e cerca di soddisfarli. Allo stesso tempo, però, fa in modo che i propri interessi non entrino in contrasto con i diritti ed i bisogni altrui.

Il comportamento assertivo implica il rispetto e l’amore per se stessi e, conseguentemente, amore e rispetto per gli altri perchè solo apprezzando e riconoscendo le qualità che possiediamo possiamo riconoscerle ed apprezzarle negli altri.

Libro consigliato

Francesco Muzzarelli, Assertività. Come comunicare con efficacia nelle situazioni difficili, Ibs 2012.

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