Psicologo torino per ansia, attacchi di panico, autostima, depressione, difficoltà relazionali. Supporto psicologico e psicoterapia in studio e online su Skype e WhatsApp.
Trasmette una sensazione di liberazione, carica emotiva ed aiuta a ridurre le tensioni, può aiutare a gestire l’ansia e gestire il controllo.
Ascoltare brani di questo tipo può aiutare a ridurre le condizioni di stress e ansia che possono sfociare nell’ attacco di panico. Per chi si occupa di musicoterapia può essere utile per favorire il lavoro in gruppo, poiché la coralità del brano incoraggia la collaborazione e la condivisione.
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Ho realizzato questo video pensando a tutti coloro che tendono a reprimere la rabbia, generando così ruminazione mentale e somatizzazioni come cefalea e mal di stomaco.
La rabbia è una delle 6 emozioni fondamentali (rabbia, disgusto, sorpresa, gioia, paura, tristezza) e come tale non può essere eliminata, anche perché é utile in realtà! É però importante imparare a gestire la rabbia.
É fondamentale gestire la rabbia in maniera corretta, altrimenti la rabbia si esprimerà attraverso il corpo.
In questo breve video (é il quarto video di una serie dove affronto il tema della rabbia ) descrivo le principali somatizzazioni dovute ad una cattiva gestione della rabbia.
Sono molti anni ormai che la psicoterapia viene studiata, sia attraverso ricerche ti tipo qualitativo (senza cioè dei dati studiabili statisticamente, ma solo attraverso il report di casi clinici) sia quantitativamente (attraverso strumenti di osservazione statistici applicati ad un campione di soggetti ampio, producendo così dati scientificamente validi).
L’efficacia della psicoterapia individuale è ormai accertata (Gabbard, 2015). Esistono ormai tante ricerche che dimostrano in modo inequivocabile l’efficacia della psicoterapia individuale nel trattare sintomi come ansia o depressione e nel migliorare la qualità di vita (Luborsky et al., 1975; Shedler, 2010; Smith et al., 1980).
Le ricerche in campo biopsicologico hanno recentemente dimostrato che la relazione ed i fattori psicosociali modificano l’espressione genetica (Tienari et al.,2004) e che i trattamenti psicologici influiscono e modificano l’attività cerebrale ( Wykes et al., 2002; Roffman et al., 2005).
Durata della psicoterapia
Molti studi dimostrano l’efficacia di differenti forme di psicoterapia per il trattamento di quasi tutti i disturbi mentali e fisici, confrontandoli con interventi placebo (Heru, 2006).
Il trattamento non deve essere per forza lungo; esistono ormai diverse forme di psicoterapia breve che in poco tempo (da 8 a 15 sedute max) riescono a risolvere sintomi specifici o problemi relazionali. Anche in questo campo ci sono ormai tantissime ricerche che lo dimostrano (Crits-Christoph, 1992; Anderson e Lambert, 1995; Abbass et al., 2006). La differenza di efficacia tra psicoterapie brevi e lunghe sta nella gravità dei sintomi e della durata del disturbo; le terapie lunghe di tipo psicodinamico, ad esempio, sembrano più indicate nei casi gravi e cronici (Leichsenring e Rabung, 2008).
La relazione terapeutica e la fiducia
Il fulcro principale di qualsiasi forma di psicoterapia è la relazione; ecco perché il professionista, psicologo o medico psichiatra, deve essere sufficientemente formato su tutti gli aspetti che concorrono a formare e mantenere una buona relazione; dagli aspetti verbali (ad esempio il tipo di linguaggio utilizzato), a quelli non verbali ( il riconoscimento dei messaggi lanciati dal corpo e l’utilizzo della voce), alla gestione emotiva di se stessi ed al riconoscimento delle emozioni provate dal paziente, allo sviluppo di capacità empatiche e relazionali. Tutto ciò è la base sulla quale poi si inseriscono le conoscenze tecniche di interventi specifici che ogni scuola di psicoterapia propone.
Intervento personalizzato
La ricerca del “senso” del disturbo (es: ansia, panico o depressione) è fondamentale per i nostri pazienti (Barron, 2005) che ci chiedono soprattutto di essere ascoltati, riconosciuti ed incoraggiati nella loro soggettività. Allora una delle maggiori peculiarità dello psicologo-psicoterapeuta sarà quella di costruire un intervento ritagliato sulla specifica persona che ci chiede aiuto, basandosi sulle proprie caratteristiche personologiche ( meccanismi di difesa utilizzati, aspettative e modalità relazionali apprese nel corso della vita, sintomi presentati ecc..) e sui suoi specifici bisogni ( riconoscimento, stima, dipendenza, autonomia ecc…) che solo la formazione specifica da psicologo e da psicoterapeuta può fornire al professionista.
Costi
La psicoterapia è quindi un intervento altamente professionale e come tale ha un costo; tuttavia diverse ricerche dimostrano come aumentare la spesa pubblica e privata in psicoterapia (nell’area dei disturbi mentali e psicosomatici) è un modo in realtà per risparmiare future spese e disagi legati al cronicizzarsi dei sintomi che può portare a diversi tipi di inabilità e patologie croniche che finiscono per pesare sulla società e peggiorare la qualità di vita dei pazienti (Gabbard et al., 1997). Infondo l’obbiettivo principale della psicoterapia è aumentare il benessere sia psicologico che economico dell’individuo.
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Tutti prima o poi lo abbiamo sperimentato….arriva nei momenti più inaspettati, magari in quelli più piacevoli, proprio quando stiamo bene o ci succede qualcosa di positivo. Ma perché? Siamo forse masochisti?
La buona notizia è che possiamo liberarcene!
Naturalmente esiste anche un senso di colpa sano, forse sarebbe meglio chiamarlo senso di responsabilità o di giustizia legato sia alle regole morali che abbiamo appreso dal contesto sociale (famiglia, scuola, amici, ecc..) che all’etica personale (cioè il senso del giusto o sbagliato che è insito in noi, frutto di riflessioni personali e chissà forse in parte innato). Quando sento di aver intenzionalmente fatto del male a qualcuno, di aver tradito la fiducia delle persone che amo, di non aver rispettato delle regole in cui credo, ecco che allora sentirsi in difetto e responsabili è corretto perché ci permette di prendere coscienza dei nostri comportamenti, delle conseguenze che hanno e di imparare così a correggere il nostro comportamento per la prossima volta; infatti tutti sbagliamo e non è una colpa!!
Il vero senso di colpa infatti è un’altra cosa. Se ci torturiamo per cose su cui non abbiamo una responsabilità diretta, oppure non riusciamo a lasciar andare il ricordo di errori del passato che ci perseguitano nel presente, continuando a rivivere quei momenti, allora si parla di senso di colpa patologico.
infatti in questo caso può indicare una nostra tendenza inconscia a cercare di avere un controllo eccessivo di noi stessi e della realtà e una ricerca “onnipotente” di allontanare da noi emozioni, fatti, nostre “parti” che non ci piacciono che non vogliamo accogliere ed accettare. Intendiamoci: accettare è molto diverso da rassegnarsi; infatti nel primo caso ci sentiamo più leggeri e saggi di prima, mentre nel secondo caso il senso di pesantezza rimane.
Se guardiamo alla storia e alla nostra società il senso di colpa è sempre strato uno strumento molto potente per manipolarci; è uno strumento sia dalle religioni sia dalle istituzioni di potere per controllare e limitare la libertà di pensiero e d’azione delle persone. Infondo quanto male ha fatto il “buonismo” alla nostra società?
I manipolatori cercano di indurre il senso di colpa poiché l’emozione spiacevole associata ci rende arrendevoli e così diventa più facile approfittarsi di noi.
Insomma liberarsi dal senso di colpa inutile significa diventare più liberi, più responsabili di se stessi, in pratica più adulti.
Lo vogliamo veramente? Vogliamo veramente cogliere le opportunità che ci offre la vita e prenderci carico delle nostre scelte ed azioni?
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Vi è mai capitato di provare ansia in vacanza? Già può succedere….finalmente arrivano le tanto agognate vacanze; finalmente possiamo rilassarci e lasciarci andare alle nostre passioni; almeno per un po’ possiamo smettere di puntare la sveglia presto al mattino, e decidere di fare quello che ci va senza dover per forza rispettare un programma prestabilito dalle esigenze lavorative.
Stress, ansia…. e non è più una vacanza!!
Eppure fatichiamo a rilassarci, non riusciamo a lasciarci andare e “staccare la spina”, continuiamo a pensare al lavoro o alle cose da fare; ecco che arriva lo stress, l’ansia (leggi il mio articolo sulla gestione dell’ansia https://musicaeterapia.it/2016/01/10/gestire-lansia/ )
a volte anche la rabbia (link a mio articolo sulla gestione della rabbia
E magari iniziamo anche a somatizzare, non riuscendo a dormire un sonno realmente ristoratore… Nei casi più gravi si può arrivare a sviluppare sintomi che rientrano nel Disturbo Ossessivo Compulsivo (link per approfondire: https://www.slideshare.net/imartini/doc-2013-2014 )
Come mai proviamo stress e ansia in vacanza?
A volte il motivo può essere la nostra difficoltà a lasciarci andare al piacere. Infatti l’eccesso di senso del dovere non ci lascia tranquilli; è come se avessimo un giudice interiore (in psicoanalisi S. Freud lo ha definito Super Io) che continuamente ci osserva e ci punta il dito giudicandoci.
Se questo “giudice interiore” è particolarmente severo, il piacere può a volte essere ostacolato dalla tendenza a forti sensi di colpa, la cui origine può essere antica, magari risale alla nostra educazione o a esperienze passate dove per non aver mantenuto un “controllo serrato sulla nostra vita” abbiamo subito un torto, un’ ingiustizia, o in qualche modo ci siamo sentiti danneggiati.
Questa esperienza ci può aver insegnato in maniera distorta a cercare di controllare il più possibile il mondo esterno e le nostre emozioni per evitare di ritrovarci in situazioni simili imparando quindi a mantenere viva l’ansia e lo stress auto-alimentandoli continuamente con i nostri pensieri e comportamenti.
Certo una minima componente di stress e ansia nella vita è sana e utile; il problema insorge quando avremmo finalmente la possibilità di rilassarci ma non riusciamo a farlo!
Vivere nel presente
Non ce ne accorgiamo ma siamo immersi in un mondo che ci iperstimola, ci offre continue distrazioni, non ci fa vivere nel presente, facendoci credere che esiste sempre un ‘altra realtà che potrebbe renderci finalmente felici, naturalmente acquistando un prodotto o seguendo i consigli di qualche guru che vuole insegnarci cosa è giusto o sbagliato!! Eppure ogni giorno sperimentiamo che gli oggetti posseduti non riescono a portarci la felicità o la piena soddisfazione che le strategie di marketing cercano di venderci attraverso le pubblicità.
Ma è realmente possibile trovare la felicità esternamente a noi?
Infondo tutti noi abbiamo sperimentato nella vita almeno per un attimo una sensazione di pace e benessere senza però riuscire a collegarla a qualche evento esterno particolare…
Tutti sappiamo che vivere nel presente non è così facile, ma la buona notizia è che si può diventare sempre più bravi a farlo aumentando così il nostro livello di serenità e felicità interiore.
Come ridurre stress e ansia in vacanza
Come fare?
Rimuovendo i blocchi emotivi e i pensieri automatici che in maniera inconscia ci ostacolano nel sentirci in contatto con il presente, nel “flusso” della vita. Nessuno può darci una ricetta prestabilita per essere felici, ma ciascuno deve trovare la propria strada; come psicologi possiamo solo aiutare le persone a superare i blocchi nel loro percorso e trovare la propria piena soggettività.
Alcuni consigli pratici che possono aiutare nell’immediato:
disintossicarsi dai social: cercare per un po’ di giorni (almeno una settimana) di ridurre il più possibile l’utilizzo dei social network, magari eliminandoli del tutto!
mollare il controllo: non dipende tutto da noi!! Proviamo a ripensare a tutte le volte che ci siamo sentiti in ansia per una situazione che poi è andata come doveva andare…. se ci fossimo goduti di più il presente?
distrarsi il più possibile con attività piacevoli che non comportino una performance, un voto finale, ma fini a se stesse.
fare sport: è risaputo che lo sport riduce lo stress…ovviamente in questo caso deve essere un’attività che ci piace e ci fa sentire bene! Non trasformiamola in un dovere!!
tecniche di respirazione semplici per 10 minuti al giorno: da seduti o sdraiati, inspirare l’aria con il naso, trattenere l’aria per tre secondi e espirare con la bocca per circa 6 secondi ( l’espirazione deve durare di più dell’inspirazione in modo da non immettere troppo ossigeno nell’organismo);se ci aiuta possiamo sentire della musica rilassante mentre facciamo questo esercizio.
Conclusioni
Il modo in cui è organizzata la nostra vita moderna non ci aiuta di certo a “stare nel presente” e godere appieno di quello che abbiamo. Sta a noi cercare di combattere contro questa tendenza e non vivere sempre nel futuro o nel passato. E’ importante cercare di organizzare la nostra vita quotidiana in modo tale da avere almeno qualche momento di benessere dedicato completamente a noi, insomma un pò di “sano egoismo” che ci permette di ricaricare le batterie emotive.
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Mercoledì 26/4/2017 ci sarà la conferenza: “La porta dei sogni: impariamo a leggere il linguaggio simbolico dei sogni ed a utilizzarlo in modo costruttivo nella vita di tutti i giorni” (dott. Michele Verrastro)
Lo sapevi che passiamo circa 6 anni della nostra vita a sognare? Eppure nonostante passiamo molti anni della nostra vita a sognare la nostra cultura ha perso il rapporto esclusivo con i sogni che aveva in passato, come modo per contattare un territorio che non ha le regole ed i tempi della realtà materialista che oggi viviamo.
Spesso non riusciamo a ricordare i nostri sogni, un po’ per mancanza di attenzione verso questa dimensione un po’ per il nostro bisogno di capire immediatamente e incasellare razionalmente quello che ci succede: il mistero nel nostro mondo è qualcosa da allontanare, capire razionalmente e quindi rendere rassicurante e controllabile.
Eppure i sogni ci comunicano qualcosa di profondo ed autentico che spesso durante la giornata non riusciamo o non possiamo ascoltare. Durante la serata ripercorreremo la storia dell’interpretazione dei sogni dagli uomini primitivi ad oggi, con particolare riferimento al contributo della psicologia e della psicoanalisi. Impareremo insieme un metodo per ricordare i sogni ed utilizzarli per migliorare la nostra realizzazione personale.
La conferenza inizierà alle ore 20.30 e finirà alle 22.00, presso lo Studio Psicologico Verrastro. Si ricorda che E’ NECESSARIO PRENOTARE. Per informazioni e costi: michele.verrastro@gmail.com ; tel: 3332176670.
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Risposte e soluzioni su come gestire l’ansia variano da persona a persona.
Le cause che provocano gli stati ansiosi variano da persona a persona. In ogni caso affrontare e risolvere i problemi legati all’ansia è sempre possibile.
L’ ansia è un campanello d’allarme che suona ogni qualvolta percepiamo una situazione potenzialmente ostile o minacciosa.
Ma un normale stato di preoccupazione può anche diventare eccessivo rispetto a determinati eventi o persone. Purtroppo, il nostro cervello non distingue un’ansia fisiologica (normale) dall’ansia patologica.
Ansia fisiologica e ansia patologica
L’ansia fisiologica ci permette, quando la avvertiamo, di scegliere comportamenti utili alla nostra sopravvivenza e all’adattamento al nostro ambiente di vita.
Invece l’ansia patologica è un malessere apparentemente immotivato; in questi casi proviamo una forte sensazione di malessere ma non sappiamo il perché. Sentiamo il cuore battere più velocemente, la mani sudate, una sensazione di costrizione o di mancanza d’aria….
Queste sensazioni ci possono far sentire un profondo sconforto e in alcuni casi possono degenerare in panico e depressione.
Le manifestazioni dell’ansia si avvertono a più livelli: fisico (giramenti di testa, palpitazioni, difficoltà respiratorie, etc), psichico (stati di agitazione, sensazioni di paura e insicurezza, vissuti di tristezza accompagnati da difficoltà di attenzione e concentrazione, etc) e comportamentale (condotte dirette alla fuga e all’evitamento).
La percezione del pericolo
Il nostro cervello risponde con reazioni primitive ed istintive perfino alle minacce presunte.
Infatti non è in grado di distinguere il pericolo reale da quello immaginario ma, in entrambi i casi, per ripristinare l’equilibrio attiva gli stessi meccanismi di allerta.
Saper distinguere le situazioni che attivano in noi l’ansia è dunque fondamentale per riuscire ad affrontare efficacemente e con maggior serenità le difficoltà quotidiane che ci inducono a provare ansia.
Come fare a gestire l’ansia?
Per risolvere il problema dell’ansia occorre preventivamente imparare a discriminare tra le situazioni legate alle due tipologie di ansia (normale e patologica), successivamente è fondamentale affrontare alcuni temi relativi al:
– proprio senso del dovere, spesso troppo rigido e coercitivo (lavorare cioè su quelle che Albert Ellis chiama doverizzazioni);
– senso di colpa: che non di rado ci imprigiona, e non sempre ce ne rendiamo conto;
– senso di autoefficacia: dal momento che non siamo sempre consapevoli delle nostre risorse, dobbiamo prima imparare a conoscerle per poi impiegarle a nostro vantaggio;
– contrastare i meccanismi che innescano la nostra ansia: nella maggioranza dei casi sono le “soluzioni” che noi stessi poniamo in essere per contrastarla, a crearci ansia patologica;
– apprendere ed elaborare nuove modalità di considerare l’ansia: non tutta l’ansia vien per nuocere, non scordiamoci che l’ansia è anche un meccanismo evolutivo funzionale al mantenimento della specie;
– mettere a punto e sperimentarestrategie utili per gestire l’ansia, sviluppando così un nuovo senso di autoefficacia.
Riflessioni finali
A tutti noi capita e capiterà di avvertire ansia; la natura ci ha fornito questo segnale d’allarme che ci ha permesso di prevenire ed evitare pericoli per la nostra sopravvivenza.
Tuttavia noi esseri umani possiamo avvertire ansia anche quando razionalmente non ce ne sarebbe bisogno, fino ad arrivare al panico che può bloccare le nostre vite ( per approfondire: https://www.benessere360.com/attacchi-di-panico-sintomi.html )
Fortunatamente è possibile uscirne e la psicoterapia può fare molto. Il primo passo fondamentale è chiedere aiuto poiché significa anche accettare di avere una difficoltà e non vergognarsi più per questo.
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La rabbia è un’emozione sbagliata? Possiamo imparare a gestire efficacemente la rabbia?
E’ una delle sei emozioni base (insieme al disgusto, gioia, tristezza, paura, sorpresa) e come tale è stata selezionata dalla natura come strumento utile per la sopravvivenza: se è a rischio la nostra sopravvivenza fisica o psichica questa emozione ci permette di utilizzare le nostre energie fisiche e psichiche per difenderci.
La rabbia: quando non è ben gestita
Il problema sorge quando (a causa di un mix di esperienze passate, educazione, significati psicologici che diamo alle esperienze etc..) la utilizziamo in una maniera non funzionale che alla lunga danneggia noi stessi e i rapporti professionali e personali.
E’ possibile gestire la rabbia?
Si, è possibile attraverso un lavoro personale che include due fasi:
1) accorgerci che ci stiamo arrabbiando: ciò implica la non negazione o l’allontanamento di questa emozione ma, al contrario, un suo riconoscimento ed uno sforzo di accettazione. Quindi se ci rendiamo conto che la nostra reazione emotiva di rabbia è sproporzionata rispetto all’entità dello stimolo allora è necessario lavoraci per imparare a gestirla. 2) individuare gli schemi mentali che si attivano quando ci troviamo in una situazione che ci genera rabbia. Infatti ciascuno di noi interpreta gli accadimenti esterni in maniera spesso radicalmente diversa e lo fa attraverso una serie di filtri, credenze, anticipazioni, che guidano poi le nostre azioni.
Riconoscendo e analizzando questi schemi è possibile imparare a gestirli in maniera diversa e poco alla volta integrarli con visioni della realtà più funzionali.
Perché è importante imparare a gestire la rabbia
La rabbia incontrollata danneggia tanto se stessi quanto i nostri rapporti con gli altri, e quando un suo accumulo si trasforma in risentimento può dare origine a somatizzazioni di vario tipo. Riuscire a gestire meglio la rabbia ci permette quindi di avere una vita più serena, lontana da aspettative irrealistiche e capace di orientarci verso la nostra piena realizzazione personale.
Conclusioni
La rabbia è una delle sei emozioni base che la natura ci ha dato per riuscire a sopravvivere ed evolverci. E’ un’energia fondamentale perché, se ben canalizzata ci aiuta nei momenti difficili della nostra vita dove è necessario realizzare dei cambiamenti.
Se però non è ben gestita diventa un’energia distruttiva poiché può distruggere legami affettivi per noi importanti.