Psicologo torino per ansia, attacchi di panico, autostima, depressione, difficoltà relazionali. Supporto psicologico e psicoterapia in studio e online su Skype e WhatsApp.
Non è sempre facile far andare d’accordo cuore e cervello, ragione e sentimento!!
Eppure l’equilibrio emotivo e la felicità consistono proprio in un buon equilibrio tra queste nostre due parti.
Come fare allora a farle andare d’accordo?
Una risposta valida ce la fornisce “l’intelligenza emotiva“.
Di cosa si tratta? Ce lo spiega la collega dott.ssa Marina Annunziata (esperta certificata in tecniche di intelligenza emotiva) nelle righe che seguono:
“Esistono due tipi di intelligenza: una razionale con cui capiamo le cose concrete, e una emotiva con la quale riusciamo ad analizzare il complicato meccanismo delle emozioni umane, i nostri sentimenti e quelli degli altri e ad agire di conseguenza.
L’intelligenza emotiva è un aspetto dell’intelligenza legato alla capacità di riconoscere, utilizzare, comprendere e gestire in modo consapevole le proprie e le altrui emozioni.
E’ la capacità di distinguere tra sentimenti e sensazioni e di utilizzare queste informazioni per guidare i propri sentimenti e le proprie azioni.
Come citava Daniel Goleman:” Se riesci a tradurre in parole ciò che senti, questo ti appartiene”.
Da questa affermazione possiamo dedurre che tutto ciò che sentiamo e a cui non riusciamo a dare un nome finisce per diventare un vissuto estraneo alla nostra vita, alla nostra realtà. Durante il workshop del 26 maggio (vedi il link al fondo dell’articolo) faremo un viaggio intorno al mondo delle emozioni per migliorare le competenze emotive e relazionali: la consapevolezza delle proprie e altrui emozioni diventa così strumento privilegiato per creare armonia e benessere tra le persone.”
Il 26 maggio 2019 io e la dott. ssa Annunziata condurremo un workshop basato sull’integrazione di tre tecniche differenti e utili a migliorare il benessere psicofisico. Riporto qui di seguito le parole della collega che descrivono bene gli obiettivi di questa integrazione:
“L’integrazione tra le tecniche di Intelligenza Emotiva, Musicoterapia e Mindfulness può portare a concreti benefici nella riduzione dello stress, nel riconoscimento delle proprie e altrui emozioni, nella capacità di prestare attenzione in modo “intenzionale”, “aperto” e “non giudicante” al momento presente sviluppando così una forma di intelligenza pratica che permette di prendere maggiormente consapevolezza delle proprie forze e risorse interne”
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Per molte persone la rabbia rappresenta un problema. Nel mio lavoro di psicologo a Torino mi trovo spesso a confrontarmi con una generale difficoltà nella gestione della rabbia. Come più volte ho scritto qui nel mio blog, la rabbia è semplicemente una delle 6 emozioni di base “scritte” nel nostro DNA; è quindi uno strumento che la natura ci ha donato per vivere meglio nel mondo frutto di milioni di anni di evoluzione.
Quindi di per sé la rabbia non è un male…eppure per alcuni può essere molto difficile gestirla in maniera efficace.
In questi casi di solito sono due le strade che vengono intraprese: o la si reprime eccessivamente o diventa incontrollata/esplosiva. Anche per questo motivo molte persone chiedono aiuto ad uno psicologo quando la rabbia diventa un problema per sè e per gli altri. Tuttavia è fortunatamente possibile imparare a gestirla efficacemente.
La rabbia può diventare uno strumento utile nella realizzazione piena della nostra personalità e quindi dei nostri obbiettivi esistenziali.
Dobbiamo cercare di diventare pienamente consapevoli delle emozioni che ci attraversano momento per momento. Inoltre è importante trovare un modo per esprimerle che sia in linea con noi stessi ma anche con la cultura del Paese nel quale viviamo; questo è fondamentale per permettere un corretto adattamento sociale e il mantenimento di relazioni stabili, elemento fondamentale per la nostra autostima e sanità mentale. Insomma una corretta gestione delle nostre emozioni ci fa essere più felici!
Che cos’è la rabbia
Come ho detto prima è una delle 6 emozioni di base, quindi è presente in tutti noi sin dalla nascita; le emozioni base sono scritte nel nostro codice genetico ed infatti è facile osservarle nel bambino appena nato. Non è quindi necessario “impararle” poiché si attivano naturalmente; tuttavia è fondamentale riuscire a gestirle correttamente e qui diventa prioritario il ruolo educativo e di esempio svolto dalla famiglia di origine e dalla società in cui nasciamo. Insomma il ruolo “culturale” nella gestione delle emozioni è fondamentale e quindi la modalità di espressione delle emozioni non è uguale in ogni luogo del mondo, ma cambia al cambiare della cultura e dei valori in cui ognuno di noi vive.
Nella nostra cultura sembra diventato sempre più difficile entrare in contatto con le emozioni; ecco perché sempre più persone chiedono aiuto allo psicologo imparare a conoscere e controllare la rabbia.
Se ci riferiamo al nostro panorama nazionale basta poco per accorgerci del fatto che viviamo in un periodo storico in cui la gestione delle emozioni (ed in particolare della rabbia) non sembra per nulla semplice.
Rabbia sana vs rabbia distruttiva
Non tutta la rabbia è uguale. Esiste una rabbia sana, che ci aiuta a difendere i nostri diritti e ad affermarci nel mondo, ed esiste una rabbia distruttiva, che ci porta a ferire noi stessi o gli altri.
Rabbia sana
È proporzionata alla situazione.
Viene espressa con rispetto e senza violenza.
Porta a una maggiore chiarezza e a una comunicazione più autentica.
Aiuta a stabilire confini sani.
Rabbia distruttiva
È eccessiva rispetto allo stimolo.
Si esprime con aggressività, urla, insulti o violenza fisica.
Logora i rapporti personali e professionali.
Spesso si accompagna a sensi di colpa o vergogna dopo lo sfogo.
Imparare a distinguere questi due tipi di rabbia è il primo passo per una gestione emotiva efficace.
I segnali della rabbia
La rabbia non nasce all’improvviso: manda dei segnali che, se impariamo a riconoscere, ci permettono di intervenire prima che diventi incontrollabile.
Segnali fisici
Aumento del battito cardiaco.
Respirazione più rapida.
Tensione muscolare (soprattutto collo, spalle e mandibola).
Rossore al volto.
Sudorazione.
Segnali psicologici
Pensieri ricorrenti e ossessivi sulla situazione.
Sensazione di ingiustizia.
Irritabilità.
Difficoltà di concentrazione.
Essere consapevoli di questi segnali precoci è fondamentale per imparare a regolare la rabbia.
in particolare i mass media ci forniscono continuamente esempi di rabbia esplosiva con personaggi televisivi che urlano e si insultano poiché nessuno sembra riuscire ad ascoltare veramente l’altro e ciascuno sembra chiuso e ritirato nel proprio mondo di bisogni che devono essere immediatamente soddisfatti!
Siamo diventati forse tutti dei bambini capricciosi ed egocentrici?
La capacità fondamentale che un adulto deve possedere per considerarsi tale è la tolleranza alla frustrazione; deve essere capace di dire di no ad un desiderio/impulso se diventa dannoso per sè o per il gruppo sociale in cui è inserito.
Questo almeno in teoria :).
Gestione dannosa della rabbia
Per la nostra società la gestione della rabbia rimane molto difficile. Pochi di noi sono confidenti con questa emozione ed hanno avuto esempi concreti in famiglia o a scuola su come come riconoscere e gestire questa emozione così importante e che ha contribuito alla sopravvivenza della nostra specie nel corso dell’evoluzione. In particolare esistono due modi “malsani” di affrontare questa emozione che sono particolarmente diffusi.
Rabbia repressa
Alcuni individui hanno imparato a giudicare questa emozione come negativa e sbagliata poiché gli è stato mostrato solo il risvolto distruttivo ed il senso di colpa ad esso associato.
Nel mio lavoro di psicologo cerco di aiutare i miei pazienti a vedere come la rabbia ha tante sfaccettature spesso positive. Ognuno di noi porta dentro di sé una storia che è soggettiva ed unica e quindi non è possibile generalizzare, tuttavia a volte si cresce in ambienti familiari dove l’espressione delle proprie idee o la ribellione verso idee ritenute ingiuste viene fortemente inibito sia direttamente sia indirettamente attraverso pressioni e ricatti morali.
Ecco che allora si impara a nascondere la rabbia, a seppellirla sotto una serie di comportamenti ed atteggiamenti che sperano di mantenere l’amore e la stima dei propri cari; ciò purtroppo fa ammalare, poiché un’emozione soffocata troverà altri modi di manifestarsi come attraverso il corpo tramite le malattie psicosomatiche.
Rabbia esplosiva
Alcune persone non riescono a gestire l’impulso ad esplodere di fronte ad un’ingiustizia vera o presunta. Intendiamoci: esistono situazioni reali dove è giusto o necessario esprimere in maniera molto forte la propria rabbia ma è innegabile che succede molto di rado! La maggio parte delle persone che tende facilmente ad esplodere lo fa in situazioni dove non è assolutamente conveniente e appropriato reagire così.
Le ragioni possono essere molte e soggettive, ma si possono tutte ridurre ad una: l’evento che in quei casi scatena la rabbia viene vissuto dal soggetto come intollerabile e gravemente ingiusto nei suoi confronti o nei confronti dell’aspettativa che ha su come “deve” funzionare il mondo….in questo caso la psicologia (basandosi su studi scientifici ed osservazioni cliniche raccolte negli anni) afferma che il soggetto ha degli schemi mentali interni (che sono una serie di aspettative, teorie, preconcetti, per la maggior parte inconsci ed automatici con cui viene letta e “filtrata” la realtà) eccessivamente rigidi!!
Una cattiva gestione della rabbia può portate il soggetto a sviluppare il “rimuginio mentale” dove una situazione spiacevole appena vissuta viene continuamente rivissuta nella mente. Speso emerge anche il sentimento di “vendetta” magari contro un collega, un amico o un familiare, oppure la “ripicca passiva” che si attua attraverso azioni come smettere di collaborare, non passare informazioni o distorcerle per danneggiare indirettamente qualcuno. Purtroppo però tutti questi atteggiamenti alla lunga tendono a ripercuotersi contro la persona che li ha agiti perdendo occasioni lavorative o distruggendo rapporti importanti.
L’ empatia: una nostra alleata nella gestione della rabbia
Il comportamento delle altre persone spesso può essere avvertito da noi come la causa della nostra rabbia; se infatti qualcuno si comporta in modo diverso da come ci aspettiamo ciò mette in discussione i nostri schemi mentale e aspettative e per qualcuno questo è intollerabile! Cercare allora di capire che cosa ha spinto l’altro a comportarsi come si è comportato può aiutarci a ridurre la rabbia. In questo caso facciamo quindi ricorso all’empatia, cioè alla capacità di metterci nello stato d’animo dell’altro, metterci insomma “nei suoi panni”.
Un esempio molto banale può aiutarci a comprendere questo concetto: se una mattina mi reco in ufficio e un collega mi saluta sgarbatamente sicuramente potrò sperimentare diverse emozioni come rabbia o sorpresa; potrei avere come primo impulso quello di rispondere sgarbatamente a mia volta o “sgridare” il collega per i suoi modi.
Questo però spesso non fa altro che peggiorare ulteriormente il “clima”; se invece riesco a trattenere la mia reazione più immediata (magari facendo un respiro profondo), mi fermo un ‘attimo a riflettere che non sono io “il problema”, e cerco di “sentire emotivamente l’altro” mi renderò conto che forse ha bisogno lui di aiuto perché per diverse ragioni (personali, lavorative, sentimentali etc…) sta soffrendo emotivamente. Potrò allora decidere di avvicinarmi e chiedergli “come stai oggi?” ed accogliere la sua sofferenza facendo poi comunque notare che il suo modo sgarbato di rivolgersi crea malessere nell’altro.
Impariamo a respirare correttamente
Respirare correttamente aiuta moltissimo nella gestione delle emozioni più intense o nel ridurre momenti di stress psico-fisico. Infatti alcuni respiri profondi ci aiutano a prendere distanza emotiva dall’evento che ci è appena accaduto e valutarlo più razionalmente e serenamente.
In particolare è utile imparare la respirazione diaframmatica che consiste nel prendere l’aria dal naso per circa 3 secondi ed espirare dalla bocca (per circa 6 secondi, in modo che l’espirazione sia più lunga e lenta dell’inspirazione) utilizzando il diaframma, cioè immaginando di riempire un “palloncino” nella pancia quando si inspira e di sgonfiarlo quando si espira. Potete trovare agevolmente su internet molti siti che spiegano come farla. Su youtube ci sono molte video guide sull’argomento; ne ho trovata una di una personal-trainer che secondo me spiega in modo chiaro la tecnica: vi metto qui di seguito il link (non ho nessun interesse economico o professionale mettendovi questo link, lo faccio solo per agevolare il lettore del mio blog, ovviamente come ho scritto sopra esistono molti altri video e guide che comunque vi consiglio di guardare)
Consigli pratici per gestire la rabbia
Ecco alcune strategie concrete, applicabili nella vita quotidiana, per gestire la rabbia in modo efficace e costruttivo.
Fermati e respira: quando senti che la rabbia sta salendo, concediti una pausa. Fai tre respiri profondi e lenti. Questo semplice gesto riduce l’attivazione fisiologica e ti aiuta a non agire d’impulso.
Riconosci e dai un nome alla tua emozione: dire a te stesso: “Sto provando rabbia” è già un passo importante. Dare un nome all’emozione aiuta a prenderne le distanze e a ridurre la sua intensità.
Usa il corpo per scaricare la tensione: Cammina, fai attività fisica, sgranchisci le spalle: la rabbia è energia, e il corpo ha bisogno di liberarla.
Comunica con assertività: Impara a dire ciò che provi senza aggredire. Usa frasi in prima persona, ad esempio: “Mi sento ferito quando non ascolti la mia opinione” anziché: “Non mi ascolti mai!”.
Individua i tuoi trigger: Tieni un diario emotivo: annota le situazioni che scatenano la tua rabbia. Conoscere i tuoi punti sensibili ti permetterà di prevenirli o gestirli meglio.
Prenditi cura del tuo benessere: Il sonno, l’alimentazione equilibrata e il movimento regolare influenzano il livello di tolleranza allo stress e quindi anche la gestione della rabbia.
Ricorri a tecniche di rilassamento: Yoga, meditazione, training autogeno o mindfulness aiutano a coltivare la calma interiore e a sviluppare maggiore autocontrollo.
Imparare a gestire la rabbia con l’aiuto di uno psicologo
La difficoltà nella gestione della rabbia può avere origini psicologiche più profonde, dovute a conflitti emotivi e relazionali non risolti e schemi mentali appresi in passato e diventati ormai automatici, inconsci. In questo caso è importante rivolgersi ad uno psicologo o uno psicoterapeuta per imparare a capire l’origine della propria rabbia e cercare di superarla, lasciarla andare per vivere così una vita più libera e serena.
Esercito la mia professione di psicologo e psicoterapeuta a Torino presso il mio studio in via sostegno 4. Se hai domande o dubbi puoi scrivermi via email: michele.verrastro@gmail.com oppure chiamami al 3332176670.
La rabbia è una delle sei emozioni di base, insieme alla tristezza, la gioia, il disgusto, la sorpresa e la paura. E’ quindi un’emozione geneticamente determinata ed è presente in tutti noi già dalla nascita.
Come tutte le emozioni primarie, la rabbia non è quindi né giusta né sbagliata ma è una preziosa risorsa che la natura ci ha donato. E’ nostro compito quindi imparare a gestire la rabbia al meglio poiché in realtà può essere molto utile.
Se per diverse ragioni tendiamo ad accumularla dovremmo trovare dei modi per sfogarla, ovviamente dei modi sani che ci permettano di non danneggiare noi stessi e le relazioni sociali, lavorative ed affettive a cui teniamo.
Uno strumento utile ed efficace per scaricare la rabbia è lo sport. Qualsiasi sport è utile a questo scopo, l’importante è che sia un’attività per noi piacevole…… almeno un pò!
Molte ricerche scientifiche hanno ampiamente dimostrato come l’attività sportiva favorisce la produzione di endorfina nel cervello; questa sostanza naturale migliora il tono dell’umore e favorisce il benessere psicofisico generale.
Praticare sport regolarmente è anche utile per ridurre la tendenza al rimuginio mentale che è quella forma di pensiero ripetitivo, ossessivo e statico che favorisce la produzione e l’accumulo della rabbia.
Se tutto ciò non dovesse bastare è ovviamente importante rivolgersi ad uno psicologopsicoterapeuta che aiuti a capire l’origine della propria rabbia e risolvere in profondità le ragioni che l’hanno prodotta.
Questo brano è ormai entrato nella storia della musica rock; trasmette attivazione ed energia. Lo uso di frequente nel mio lavoro di musicoterapeuta a Torino , sia negli interventi individuali che gruppali. A molti richiama l’idea della libe
rtà e come emozione a molti suscita rabbia: si tratta però di una rabbia costruttiva e non distruttiva, creatrice e capace di facilitare il cambiamento. Infatti anche l’ascolto musicale può essere uno strumento molto utile per imparare a gestire le emozioni e in questo caso specifico per gestire la rabbia, prendendo consapevolezza di come essa possa essere un’energia creatrice se bene utilizzata, poiché ci permette di introdurre cambiamenti e novità nella nostra vita.
I Sogni sono un tesoro inestimabile ed è utile cercare di comprenderne il significato durante un lavoro psicologico, che sia semplice sostegno psicologico o psicoterapia, poiché possono essere d’aiuto allo sviluppo del benessere personale o alla risoluzione di sintomi come ansia e depressione.
Sono un “tesoro personale” perché sono la via diretta al nostro inconscio e se correttamente analizzati, possono aiutarci a sapere chi siamo, realizzarci e risolvere le piccole o grandi sofferenze che ci hanno portato a chiedere aiuto.
L’ interpretazione dei sogni nell’antichità
A quanto sembra i primi tentativi di interpretazione dei sogni risalgono agli arbori dell’umanità; presso le Grotte di Lascaux in Francia è possibile osservare disegni sulle pareti, che risalgono al Paleolitico Superiore (17500 anni fa), raffiguranti scene di caccia o animali che i ricercatori definiscono come raffigurazioni di sogni/fantasie/ricordi.
Per la cultura sumerica (4000 anni fa) il dormire in un luogo sotterraneo avrebbe portato il sognatore più in contatto con la propria interiorità attraverso sogni premonitori.
Nell’antico Egitto i sogni venivano considerati come mezzi fondamentali per prevedere il futuro e antiche pratiche magiche cercavano di generarli nel segnatore. Il “Libro dei Sogni Ieratico” (2052-1778 a.c.) conteneva un elenco dei significati delle immagini oniriche ai fini di una veloce e pratica consultazione.
Nel cultura ebraica antica il sogno veniva considerato come un diretto messaggio di Dio; ad esempio nella Bibbia è riportato il sogno profetico del Faraone che sogna sette vacche grasse e sette magre, chiedendo poi a Giuseppe, ebreo rinchiuso in quel momento in carcere, di interpretarlo.
Nel Talmud, testo sacro per l’ebraismo, il rabbino Ismaele afferma, con estrema modernità, che i sogni in realtà provengono dall’intimità dell’essere umano e portano a espressione, con l’utilizzo di un linguaggio simbolico, aspetti della vita interiore che sono racchiusi nel cuore del sognatore.
La pratica dell’ Oniromanzia (pratica religiosa finalizzata all’interpretazione dei sogni) era diffusa nel mondo antico romano e greco; i sogni venivano letti come messaggi delle divinità, diretti all’uomo per avvertirlo.
I sogni e le neuroscienze
Quante volte ci è capitato di dire: “è un po’ di tempo che non sogno nulla!”, oppure “ io non ricordo mai i miei sogni, non mi sembra di farne….“. In realtà le neuroscienze hanno dimostrato che tutti sogniamo, almeno un’ora e mezza a notte. La fase del sonno, durante la quale compaiono i sogni, si chiama fase R.E.M. ( Rapid Eyes Movement) o sonno paradosso; è chiamata così perché mentre il corpo è immobile gli occhi si muovono rapidamente e l’attività cerebrale è simile a quella della veglia. Questa fase inizia circa 70/90 minuti dopo l’addormentamento e si ripete ogni 90 minuti. In queste fasi il cervello consuma più ossigeno di quello necessario da svegli se si è impegnati a risolvere un difficile problema matematico. L’80% delle persone risvegliate in fase r.e.m. riferisce sogni (si scende al 40% se svegliati nelle fasi non r.e.m.). Al risveglio di solito ci si ricorda di una minima parte dei sogni, solitamente la più recente. In generale ognuno di noi passa 6 anni di vita a sognare!!
Ma perché sogniamo? Le neuroscienze hanno prodotto diverse risposte a partire dagli anni ’50 in poi. In primo luogo sembra che sognare sia necessario al cervello, infatti in alcuni esperimenti è stato osservato che se viene impedito di farlo, attraverso risvegli forzati, poi tendiamo a sognare di più se veniamo lasciati liberi di dormire. Probabilmente il sogno è un modo che usa il cervello per imparare: infatti le informazioni registrate durante la giornata passano dalla memoria esplicita (cosciente) a quella procedurale (inconscia), quindi vengono immagazzinate e rese disponibili per il futuro. Inoltre hanno la funzione di sistematizzare i ricordi e le esperienze emotivo/sensoriali e quindi di rielaborarle al fine di garantire un miglior equilibrio mentale; se ad esempio durante la giornata c’è stato un evento che ci ha entusiasmati o spaventati, durante la notte la nostra mente cerca di rielaborare e dare senso a quell’evento.
Il contributo della Psicoanalisi
Nell’era moderna fu Sigmund Freud, medico e padre della psicoanalisi, ad occuparsi dei sogni. Dopo aver scoperto il ruolo fondamentale della parte inconscia della mente nel determinare le nostre scelte apparentemente coscienti, Freud si accorse che i sogni (insieme a lapsus ed agli atti mancati) rappresentavano una porta d’accesso alla nostra interiorità. E’ del 1899 lo storico libro “L’interpretazione dei sogni”, dove Freud introduce la dimensione simbolica del sogno: i sogni diventano espressione di desideri rimossi e allontanati dalla coscienza (perché ritenuti moralmente sbagliati), espressione di pulsioni sessuali ed aggressive che vengono censurate dalla nostra mente cosciente.
I sogni possiedono un contenuto manifesto, caratterizzato dalle immagini che il sognatore ricorda appena sveglio (es: i personaggi, gli ambienti, le azioni che avvengono) ed un contenuto latente, cioè i pensieri/desideri inconsci e rimossi che spingono per arrivare alla coscienza e che la nostra mente trasforma e camuffa attraverso il sogno perché il nostro “censore interno” (il Super-Io) ritiene indegni o sbagliati. Ecco che allora il sogno diventa per Freud come un rebus da risolvere, poiché il reale significato del sogno è nascosto, camuffato da immagini di cui bisogna riuscire a capire il significato simbolico.
I sogni quindi diventano uno strumento terapeutico, poiché attraverso di essi è possibile aiutare il soggetto a superare ingiustificati divieti e sensi di colpa trasmessi dall’educazione o dalla società. Il lavoro sui sogni diventa quindi un modo per capire veramente chi siamo, verso una piena realizzazione ed espressione di sé.
Dopo Freud altri eminenti personaggi della psicoanalisi si sono dedicati allo studio dei sogni e all’interpretazione dei loro significati, in particolare Carl Gustav Jung ( il padre della Psicologia Analitica) che vede i sogni come espressione di un inconscio collettivo (che si va ad aggiungere alla visione più soggettiva dell’inconscio proposta da Freud) con un patrimonio di immagini e simboli primitivi, primordiali e collettivi, definiti Archetipi. Essi sono portatori di un sapere antico, profondo capace di trasmettere saggezza ed energia; ecco perché nell’interpretazione dei sogni è importante cercare legami con miti, leggende e racconti patrimonio dell’umanità.
La psicoanalista Marie-Louise Von Franz (che fu per 30 anni collaboratrice di Jung) durante la sua carriera ha studiato ed interpretato più di 65.000 sogni; arriva così alla conclusione che il sogno è un tentativo di auto-guarigione della psiche perché ci indica il senso da seguire nella vita per realizzarci, individualizzarci, esprimere al massimo il nostro potenziale. Il sogno favorisce l’incontro con la nostra Ombra, cioè quella parte “nascosta” di noi stessi che è necessario scoprire ed accogliere per la nostra piena realizzazione; ad esempio a volte nei sogni la nostra parte Ombra può apparire con un personaggio brutto, rozzo, molto primitivo. Infatti nella nostra vita cosciente la cultura e l’educazione ci ha costretto ad indossare molte maschere e ad allontanarci dalla spontaneità; è proprio l’eccesso di perfezionismo che allontana l’Ombra.
Anche se non è possibile costruire un “dizionario dei sogni” (e quindi non conviene prendere sul serio quelli esistenti) poiché il significato è soggettivo e deve essere letto all’interno della storia e del percorso del singolo soggetto, tuttavia è possibile individuare alcune immagini tipiche presenti nei sogni ed il loro significato; ad esempio sognare mostri che ci inseguono o divorano, spesso significa che abbiamo delle parti nascoste del nostro Sé di cui non vogliamo sapere nulla e che si presentano nei sogni proprio perché vorrebbero farsi conoscere. Può capitare di sognare di ridare l’esame di maturità, che simbolicamente rappresenta il passaggio dall’adolescenza alla maturità; per alcuni è un sogno ricorrente che si può manifestare nei momenti di passaggio della vita dove c’è bisogno di cambiamenti che magari fatichiamo a realizzare. Sognare di cadere nel vuoto, associato ad una forte sensazione di paura, può indicare il timore dei propri istinti, di lasciarsi andare e mollare l’eccessivo controllo.
Come utilizzare i sogni nella nostra vita
Può capitare per un certo periodo della vita di non riuscire a ricordare i propri sogni. Spesso è dovuto semplicemente al fatto di aver perso l’abitudine a focalizzare l’attenzione e l’ascolto su questa dimensione della nostra vita psichica. Per riprendere a ricordarli Marie-Louise von Franz propone un semplice rito prima di andare a dormire: ogni notte prima di coricarsi bisogna chiedersi: “cosa sognerò stanotte?”. Basta porsi questa domanda per riattivare in noi l’attenzione verso il mondo onirico. Una buona abitudine è quella di lasciare vicino al letto carta e penna e al nostro risveglio segnare tutto quello che ci viene in mente dei sogni fatti, annotando le sensazioni e le emozioni provate durante il sogno. Non è necessario ragionarci troppo, ma è meglio lasciar fluire queste immagini dentro di noi durante il giorno e vedere se ci tornano in mente durante momenti specifici della nostra giornata; infatti se il sogna porta con sé un messaggio significativo prima o poi si rivelerà alla nostra coscienza, lo capiremo da soli.
Se invece il sogno vuole esprimere dei nostri nodi particolarmente problematici, ed avviene in un periodo della vita in cui sentiamo particolarmente ansiosi o depressi allora può essere utile rivolgersi ad un professionista (psicologo o psicoterapeuta) che sappia lavorare sui sogni, poiché rappresenta un’occasione molto preziosa per scoprire chi siamo e per una piena realizzazione di noi stessi.
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